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Blog sulla Chiesa, per la Chiesa e con la Chiesa

Gli eventi ecclesiali rispondono ad una logica che non è quella delle categorie mondane

Pope Francis I is presented with a South American mate drink as he conducts a general audience in the Paul VI hall for members of the media at the Vatican

Papa Francesco invita i giornalisti a riflettere sul loro operato. Parlare della Chiesa non è come parlare della politica o della società; la Chiesa è una realtà più complessa perché comprende l’agire dello Spirito Santo e non solo quello degli uomini.

Ringraziandoli per il loro lavoro ha con poche parole dato “una tirata d’orecchio” alla stampa facendo comprendere che il loro lavoro è molto delicato e influente e, se penso alla “bagarre” che il mondo dei media ha generato pochi giorni prima del conclave e durante il conclave stesso devo dire che le sue parole sono “parole sante”, ma dette con mitezza e bontà.

Interessante anche lo scambio di battute e di aneddoti circa la scelta del nome papale… abbiamo un Papa molto “alla mano” oserei dire e lo dico con grande simpatia.

Cari amici,

sono lieto, all’inizio del mio ministero nella Sede di Pietro, di incontrare voi, che avete lavorato qui a Roma in questo periodo così intenso, iniziato con il sorprendente annuncio del mio venerato Predecessore Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso. Saluto cordialmente ciascuno di voi.

Il ruolo dei mass-media è andato sempre crescendo in questi ultimi tempi, tanto che esso è diventato indispensabile per narrare al mondo gli eventi della storia contemporanea. Un ringraziamento speciale rivolgo quindi a voi per il vostro qualificato servizio dei giorni scorsi – avete lavorato, eh! avete lavorato! –, in cui gli occhi del mondo cattolico e non solo si sono rivolti alla Città Eterna, in particolare a questo territorio che ha per “baricentro” la tomba di San Pietro. In queste settimane avete avuto modo di parlare della Santa Sede, della Chiesa, dei suoi riti e tradizioni, della sua fede e in particolare del ruolo del Papa e del suo ministero.

Un ringraziamento particolarmente sentito va a quanti hanno saputo osservare e presentare questi eventi della storia della Chiesa tenendo conto della prospettiva più giusta in cui devono essere letti, quella della fede. Gli avvenimenti della storia chiedono quasi sempre una lettura complessa, che a volte può anche comprendere la dimensione della fede. Gli eventi ecclesiali non sono certamente più complicati di quelli politici o economici! Essi però hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato. La Chiesa, infatti, pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera.

Cristo è il Pastore della Chiesa, ma la sua presenza nella storia passa attraverso la libertà degli uomini: tra di essi uno viene scelto per servire come suo Vicario, Successore dell’Apostolo Pietro, ma Cristo è il centro, non il Successore di Pietro: Cristo. Cristo è il centro. Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragion d’essere. Come ha ripetuto più volte Benedetto XVI, Cristo è presente e guida la sua Chiesa. In tutto quanto è accaduto il protagonista è, in ultima analisi, lo Spirito Santo. Egli ha ispirato la decisione di Benedetto XVI per il bene della Chiesa; Egli ha indirizzato nella preghiera e nell’elezione i Cardinali.

E’ importante, cari amici, tenere in debito conto questo orizzonte interpretativo, questa ermeneutica, per mettere a fuoco il cuore degli eventi di questi giorni.

Da qui nasce anzitutto un rinnovato e sincero ringraziamento per le fatiche di questi giorni particolarmente impegnativi, ma anche un invito a cercare di conoscere sempre di più la vera natura della Chiesa e anche il suo cammino nel mondo, con le sue virtù e con i suoi peccati, e conoscere le motivazioni spirituali che la guidano e che sono le più autentiche per comprenderla. Siate certi che la Chiesa, da parte sua, riserva una grande attenzione alla vostra preziosa opera; voi avete la capacità di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, di offrire gli elementi per una lettura della realtà. Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza.

Alcuni non sapevano perché il Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Dopo, alcuni hanno fatto diverse battute. “Ma, tu dovresti chiamarti Adriano, perché Adriano VI è stato il riformatore, bisogna riformare …”. E un altro mi ha detto: “No, no: il tuo nome dovrebbe essere Clemente”. “Ma perché?”. “Clemente XV: così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù!”. Sono battute … Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutto, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuna delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione. Grazie.

Les dije que les daba de corazón la bendición. Como muchos de ustedes no pertenecen a la Iglesia católica, otros no son creyentes, de corazón doy esta bendición en silencio, a cada uno de ustedes, respetando la conciencia de cada uno, pero sabiendo que cada uno de ustedes es hijo de Dios. Que Dios los bendiga!

[Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, imparto di cuore questa benedizione, in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica.]

Non cediamo mai al pessimismo

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L’invito che ci fa Papa Francesco e rivolge in primis ai Cardinali è quello di non cedere al pessimismo e all’amarezza che il diavolo ci mette davanti ogni giorno. Riporto integralmente il testo per lasciare che siano le sue parole a risuonare e non vani commenti.

Questo periodo dedicato al Conclave è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l’affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l’attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede. Da ogni angolo della terra si è innalzata fervida e corale la preghiera del Popolo cristiano per il nuovo Papa, e carico di emozione è stato il mio primo incontro con la folla assiepata in Piazza San Pietro. Con quella suggestiva immagine del popolo orante e gioioso ancora impressa nella mia mente, desidero manifestare la mia sincera riconoscenza ai Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, ai giovani, alle famiglie, agli anziani per la loro vicinanza spirituale, così toccante e fervorosa.

Sento il bisogno di esprimere la mia più viva e profonda gratitudine a tutti voi, venerati e cari Fratelli Cardinali, per la sollecita collaborazione alla conduzione della Chiesa durante la Sede Vacante. Rivolgo a ciascuno un cordiale saluto, ad iniziare dal Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Angelo Sodano, che ringrazio per le espressioni di devozione e per i fervidi auguri che mi ha rivolto a nome vostro. Con lui ringrazio il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, per la sua premurosa opera in questa delicata fase di transizione, e anche al carissimo Cardinale Giovanni Battista Re, che ha fatto da nostro capo nel Conclave: grazie tante! Il mio pensiero va con particolare affetto ai venerati Cardinali che, a causa dell’età o della malattia, hanno assicurato la loro partecipazione e il loro amore alla Chiesa attraverso l’offerta della sofferenza e della preghiera. E vorrei dirvi che l’altro ieri il Cardinale Mejía ha avuto un infarto cardiaco: è ricoverato alla Pio XI. Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti.

Non può mancare il mio grazie anche a quanti, nelle diverse mansioni, si sono adoperati attivamente nella preparazione e nello svolgimento del Conclave, favorendo la sicurezza e la tranquillità dei Cardinali in questo periodo così importante per la vita della Chiesa.

Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti! Il ministero petrino, vissuto con totale dedizione, ha avuto in Lui un interprete sapiente e umile, con lo sguardo sempre fisso a Cristo, Cristo risorto, presente e vivo nell’Eucaristia. Lo accompagneranno sempre la nostra fervida preghiera, il nostro incessante ricordo, la nostra imperitura e affettuosa riconoscenza. Sentiamo che Benedetto XVI ha acceso nel profondo dei nostri cuori una fiamma: essa continuerà ad ardere perché sarà alimentata dalla Sua preghiera, che sosterrà ancora la Chiesa nel suo cammino spirituale e missionario.

Cari Fratelli Cardinali, questo nostro incontro vuol’essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata in questo periodo. Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa, abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura; e questo è buono, perché noi siamo fratelli. Qualcuno mi diceva: i Cardinali sono i preti del Santo Padre. Quella comunità, quell’amicizia, quella vicinanza ci farà bene a tutti. E questa conoscenza e questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all’azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede. E’ curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. Ma dall’altra parte, è Colui che fa l’unità di queste differenze, non nella “ugualità”, ma nell’armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: “Ipse harmonia est“. Il Paraclito che dà a ciascuno di noi carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa, che adora il Padre, il Figlio e Lui, lo Spirito Santo.

Proprio partendo dall’autentico affetto collegiale che unisce il Collegio Cardinalizio, esprimo la mia volontà di servire il Vangelo con rinnovato amore, aiutando la Chiesa a diventare sempre più in Cristo e con Cristo, la vite feconda del Signore. Stimolati anche dalla celebrazione dell’Anno della fede, tutti insieme, Pastori e fedeli, ci sforzeremo di rispondere fedelmente alla missione di sempre: portare Gesù Cristo all’uomo e condurre l’uomo all’incontro con Gesù Cristo Via, Verità e Vita, realmente presente nella Chiesa e contemporaneo in ogni uomo. Tale incontro porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza.

Come ci ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile, il Papa Benedetto XVI, è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo. Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra (cfr At 1,8). La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo.

Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita. Mi viene in mente quello che un poeta tedesco diceva della vecchiaia: “Es ist ruhig, das Alter, und fromm”: è il tempo della tranquillità e della preghiera. E anche di dare ai giovani questa saggezza. Tornerete ora nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!

Alla potente intercessione di Maria, nostra Madre, Madre della Chiesa, affido il mio ministero e il vostro ministero. Sotto il suo sguardo materno, ciascuno di noi possa camminare lieto e docile alla voce del suo Figlio divino, rafforzando l’unità, perseverando concordemente nella preghiera e testimoniando la genuina fede nella presenza continua del Signore. Con questi sentimenti – sono veri! – con questi sentimenti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri collaboratori e alle persone affidate alla vostra cura pastorale.

Facciamo chiudere i profili Facebook

Capita sovente di imbattersi in Facebook su profili dai contenuti a sfondo sessuale, blasfemi, irriverenti e offensivi.

Dobbiamo stare a leggere e a guardare?

Direi proprio di no, perché FB sta diventando un “immondezzaio” enorme con profili veramente disturbanti e non credo che sia un loro diritto turbare la visione di chi invece vorrebbe un internet pulito da certe schifezze.

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Mi rendo conto che questo pensiero suona più come un “combattere don chisciottiano contro i mulini a vento” ma non possiamo neppure stare con le mani in mano e osservare da lontano come certi farabutti se ne approfittino della buona fede della gente.

Oggi per esempio trovo un profilo chiamato “Milizia celeste“… vado a visitarlo e noto con dispiacere che è pieno zeppo di immagini pornografiche, alcune anche molto aberranti!

Segnaliamo tutti gli abusi e adoperiamoci in questa lotta contro il male che imperversa nella rete.

Chi non avesse idea di come fare a segnalare un profilo ora spiego i passaggi essenziali:

  1. Andare nella home del profilo
  2. Osservare a destra l’imagine con la “rotellina delle impostazioni” (quella che ho messo nella foto)
  3. Ora iniziate la segnalazione secondo i criteri che FB propone e che sono confacenti al profilo che volete venga preso in esame
  4. Una volta inviata la segnalazione FB valuterà se è il caso di ritenere il profilo veramente corrispondente a ciò che avete comunicato.

Fatte queste cose, ringraziate Dio: avete fatto una buona azione e soprattutto una cosa che costa veramente poco.

Via Crucis di Giovanni Scaggiante

XII stazione

Rimando in questo post molto volentieri al link della Parrocchia di S. Maria Goretti in Mestre (VE) dove ho trovato e dove mi sono permesso di scaricare e stampare questa bellissima Via Crucis biblica.

Riporto le parole del Parroco Don Danieli che trovate sul sito ufficiale e lo ringrazio personalmente per la condivisione di quest’opera che oggi utilizzerò per la mia Via Crucis in Oratorio. Condividere e non perdersi negli intrugli del Copyright è una cosa sempre molto cristiana, soprattutto quando si tratta di opere che possono nutrire la fede dei credenti.

Mitezza, fiducia, abbandono filiale e pace: sentimenti di Cristo che traspaiono in filigrana da queste “stazioni della Via Crucis” nella nostra chiesa parrocchiale dei SS. G. Barbarigo e M. Goretti.
L’occasione del terzo centenario della morte del Santo compatrono Gregorio Barbarigo nel 1997, ci ha spinto a “vestire” le nude pareti con il racconto più drammatico della storia: la passione e morte di Cristo. Ma questa narrazione, piana e leggibile nel suo racconto biblico, suscita sentimenti di partecipazione e, mentre si segue Gesù nel dramma, il cuore si lascia ferire dalla serenità e fortezza del Giusto: gli occhi seguono il Suo itinerario di dolore, il cuore vi si affianca con il desiderio di conversione.
L’opera, vero messaggio di fede, ci induce a non fermarci solo al giudizio estetico; essa conduce al silenzioso dialogo con il Signore nella meditazione della via Crucis.

Da servo di Pannella a libero figlio di Dio

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Con il male è impossibile scendere ai patti e questo vale, a maggior ragione, con le ideologie che, mistificando la realtà, finiscono per confondere definitivamente le cose inique con quelle virtuose.

È questo il messaggio che emerge dal libro autobiografico di Danilo Quinto, Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede e Cultura, 2012). L’autore è stato per una ventina d’anni militante del Partito Radicale, e per dieci anni tesoriere, contribuendo così, in modo attivo e determinante, alle campagne del movimento di Marco Pannella ed Emma Bonino e alla diffusione della cultura contro la vita e contro il diritto naturale che i Radicali da sempre sostengono.

La conversione di Danilo Quinto avviene nel 2003, dopo il suo incontro con la cantante lirica Lydia Tamburrino, fervente cattolica. È proprio frequentando Lydia, che il tesoriere radicale inizia la sua conversione: un percorso non facile, proprio perché il lavoro di Quinto per il partito di Pannella – peraltro sua unica fonte di reddito – è in netto contrasto con i principi della Chiesa.

Si impone una scelta: o con Gesù o con i suoi nemici. Non senza sofferenza, Danilo Quinto comunica a Pannella la decisione di rompere con il partito, chiedendo una congrua liquidazione. Per vent’anni, nonostante il notevole impegno per il partito – spesso 7 giorni su 7 – Quinto non è mai stato contrattualizzato e il suo lavoro sempre inquadrato come “prestazione occasionale”.

Il leader radicale rifiuta di corrispondere qualsiasi compenso al suo ormai ex tesoriere e quest’ultimo gli fa vertenza. Al danno, si aggiunge la beffa: Quinto viene denunciato dai Radicali per appropriazione indebita di somme iscritte nel bilancio approvate in congresso. Un’accusa rispetto alla quale si è sempre dichiarato innocente.

Condannato a dieci mesi di reclusione con “non menzione”, nel suo libro l’ex tesoriere racconta di essere stato vittima di una campagna denigratoria negli ultimi anni di militanza, da parte dei principali dirigenti radicali. Le calunnie nei suoi confronti si sono moltiplicate dopo la sua rottura con il partito e durante la causa legale.

Gli ultimi dieci anni di vita di Danilo Quinto sono stati dunque particolarmente difficili, tra processi e lunghi anni di disoccupazione. Il conforto lo trova nella fede e nell’amore di Lydia con cui nel frattempo si è sposato e ha avuto un figlio, Pierfrancesco, di sette anni.

Nel suo libro – rifiutato da tre case editrici, prima di essere accettato da Fede e Cultura – Quinto descrive il grande inganno della cultura radicale, responsabile della disgregazione morale della civiltà italiana.

I suoi leader, Pannella e Bonino in particolare, hanno dimostrato una straordinaria capacità persuasiva e manipolativa, arrivando a permettere la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, proseguendo poi la loro propaganda sul fronte della depenalizzazione delle droghe “leggere”, del matrimonio omosessuale, della fecondazione assistita, dell’eutanasia.

Non va sottovalutata, secondo Quinto, l’abilità di Pannella nell’ergersi a “messia laico” e la sua pretestuosa tendenza ad attingere alle Sacre Scritture per dare forza e legittimazione alle sue idee. Dal canto suo, la Bonino è risultata particolarmente astuta nei suoi endorsement verso cause umanitarie di vari tipi, specie durante il suo mandato come commissario europeo (2004-2009).

Nel suo volume Danilo Quinto dedica intere pagine anche alla straordinaria capacità dei radicali di mettere in piedi mastodontiche campagne mediatiche e di gestire centinaia di milioni di euro grazie a quello stesso finanziamento pubblico che, a parole, Pannella e il suo partito hanno sempre dichiarato di voler contrastare.

Secondo Quinto, con la cultura radicale, per la pericolosità delle idee che veicola, non si può scendere a compromessi. L’autore prende quindi le distanze da quella parte del mondo cattolico che, in tutti questi anni, ha manifestato una certa “simpatia” o addirittura una larvata complicità nei confronti dei seguaci di Pannella.

L’idea di molti sacerdoti, vescovi, parlamentari e intellettuali cattolici che si possa condividere con i radicali alcune delle loro battaglie umanitarie, “dialogando” con l’avversario nella speranza di ammorbidirlo è, secondo Quinto, un’idea peregrina.

In particolare è assurdo, ad avviso dell’ex tesoriere, che ogni anno Radio Radicale continui a ricevere finanziamenti per milioni di euro grazie al voto determinante di deputati e senatori dalla dichiarata fede cattolica. “Pannella non è un interlocutore con cui trattare – spiega a Zenit, Danilo Quinto -. I cattolici, se hanno fede, devono preservarsi dal male”.

Il perdono verso i propri avversari – tanto più se un tempo amici – è un processo difficile e doloroso ma, come conferma l’ex tesoriere radicale, non c’è alternativa. “Come potrei non perdonare Pannella – dice Quinto a Zenit – se Cristo è venuto sulla terra per perdonare e salvare tutti noi?”.

“Varie volte ho incontrato Pannella in questi anni e nei suoi confronti ho sempre utilizzato un’unica arma: quella della preghiera. Ai processi mi recavo con il rosario in mano. Da sette anni il rosario mi accompagna nella mia vita quotidiana: non potrei dire il rosario, però, senza aver perdonato Pannella…”.

“La forza della fede – prosegue Quinto – è questo: so che la mia preghiera è poca cosa ma è una grande cosa al tempo stesso. La mia preghiera per Pannella è per la sua conversione e perché, alla sua età, inizi a riflettere su una dimensione per lui sconosciuta: quella della morte”.

(Fonte: http://www.zenit.org)

Personalmente ho conosciuto Danilo Quinto questa sera a cena e poi durante un suo intervento/testimonianza. Ho trovato in lui una persona cordiale e sincera, dalla fede semplice ma nello stesso tempo salda e decisa.

Si tratta di un uomo che davanti ad una vita di errore e militanza nel “partito del male” ha avuto il coraggio di ribellarsi cambiando vita e pagando le conseguenze inevitabili della scelta cristiana: se non ti comprometti con il male devi abbracciare la Croce di Cristo che ha vinto il male.

Danilo è una persona così equilibrata da saper sviluppare una lettura politica della nostra situazione italiana onesta ma nel contempo preoccupante, ma soprattutto denuncia la connivenza di alcuni cattolici (haimé anche all’interno del clero) con questi “sistemi di peccato”, termine coniato dal Beato Giovanni Paolo II.

Siamo davanti ad una situazione politica terrificante e preoccupante; per noi cristiani, dice lui, diviene necessario “far politica” perché è la “più alta forma di carità”, tutto questo rubando le parole a Papa Paolo VI.

Ringrazio molto Danilo per il tempo che mi ha dedicato e invito tutti i lettori di questo articolo nel leggere, documentarsi e promuovere l’opera di quest’uomo perché non solo merita ma sta combattendo da solo una battaglia e ha bisogno di tutto il sostegno dei veri cristiani (dico veri perché ci sono anche i cristiani della domenica… quelli che vengono a messa e basta e poi… risolvono tutto con un “boh” o si aggregano al gregge dei pecoroni. I cristiani che non vengono a messa non li considero tali… sono solo dei “battezzati”).

Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo

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Il testo integrale dell’omelia che Papa Francesco ha tenuto nella celebrazione di questo pomeriggio.

In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia.

 

Habemus Papam… un libro profetico?

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Romanzo storico-teologico su un utopico papato modellato sulla figura di Francesco di Assisi, un libro di grande fascino e di grande letteratura che scalda il cuore del lettore e lo avvince dalla prima all’ultima pagina. Nell’ultimo conclave, ambientato idealmente nel giorno di Natale, a loro insaputa, i cardinali eleggono un semplice prete della diocesi di Genova che assume il nome di Francesco. Nel discorso Urbi et Orbi di fronte al mondo attonito e allo sconcerto ecclesiastico, in piazza San Pietro, Francesco I si spoglia di tutti i suoi averi, abolisce di fatto il Vaticano per restare semplicemente un uomo pellegrino sulle strade del mondo che indica la via del futuro: il ritorno alle sorgenti evangeliche e alle fonti dell”umanità”.

Non ho mai letto questo libro ma penso che l’autore da oggi venderà tantissime copie. Molto utopico pensare che un Papa possa abolire il Vaticano ma sicuramente speranzoso un Papa che possa portare la Chiesa ad una nuova vita fondata sulla sobrietà e su un modo differente di intendere ed esercitare il potere religioso.

Credo che per curiosità leggerò questo romanzo che, come dire, è “profetico”.

La prima giornata di Papa Francesco

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Vediamo un po’ come passerà oggi la giornata il nostro nuovo Papa.

Sono notizie che si apprendono dal “Bollettino Ufficiale” della Sala Stampa Vaticana.

Questa mattina farà visita ad un “misterioso” luogo mariano per un momento di ringraziamento alla Madonna come aveva annunciato ieri nella benedizione Urbi et orbi. Giustamente non si dice dove per evitare che la stampa assedi il santuario.

Alle ore 17.00 invece presiederà la sua prima celebrazione eucaristica da Papa con i Cardinali del Conclave, avremo quindi modo di sentire la sua prima omelia.

La settimana prevista invece è questa:

  1. Domani mattina alle 11.00 riceve i Cardinali in udienza;
  2. Sabato, sempre alle 11.00, riceve gli Operatori delle comunicazioni sociali (speriamo che sia un Papa sensibile a questo tema… comunicativo credo che lo sia già, dal “Buonasera a tutti” con il quale ha esordito si sono capite molte cose);
  3. Domenica alle ore 12.00 finalmente ascolteremo il “primo Angelus” del Papa (… e non vedo l’ora);
  4. Martedì 19 marzo, alle ore 9.30, celebrerà la messa solenne di S. Giuseppe in piazza S. Pietro come celebrazione di inizio del suo pontificato (sono curioso di vedere che pastorale userà… speriamo che riprenda quello di Paolo VI che fu usato anche da Giovanni Paolo II);
  5. Mercoledì 20 farà udienza ai Delegati fraterni, ma penso che questa notizia interessi veramente poco.

Dando una lettura ai giornali online sono rimasto schifato da come subito qualcuno abbia già scavato nella vita personale del Papa per trovare qualcosa che non va bene. Dal sito del Corriere (che sta diventando un “giornalaccio”) si legge che in Argentina ha appoggiato i “potenti” ed era vicino ai dittatori. Vorrei ricordare a certe persone che c’è stato un vescovo latino-americano molto vicino ai potenti e ai dittatori, conservatore e avverso alla teologia della liberazione. Si chiamava Oscar Arnulfo Romero… è sufficiente per farvi star zitti?

Il saluto e la benedizione di Papa Francesco

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Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[…]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!