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Da servo di Pannella a libero figlio di Dio

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Con il male è impossibile scendere ai patti e questo vale, a maggior ragione, con le ideologie che, mistificando la realtà, finiscono per confondere definitivamente le cose inique con quelle virtuose.

È questo il messaggio che emerge dal libro autobiografico di Danilo Quinto, Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede e Cultura, 2012). L’autore è stato per una ventina d’anni militante del Partito Radicale, e per dieci anni tesoriere, contribuendo così, in modo attivo e determinante, alle campagne del movimento di Marco Pannella ed Emma Bonino e alla diffusione della cultura contro la vita e contro il diritto naturale che i Radicali da sempre sostengono.

La conversione di Danilo Quinto avviene nel 2003, dopo il suo incontro con la cantante lirica Lydia Tamburrino, fervente cattolica. È proprio frequentando Lydia, che il tesoriere radicale inizia la sua conversione: un percorso non facile, proprio perché il lavoro di Quinto per il partito di Pannella – peraltro sua unica fonte di reddito – è in netto contrasto con i principi della Chiesa.

Si impone una scelta: o con Gesù o con i suoi nemici. Non senza sofferenza, Danilo Quinto comunica a Pannella la decisione di rompere con il partito, chiedendo una congrua liquidazione. Per vent’anni, nonostante il notevole impegno per il partito – spesso 7 giorni su 7 – Quinto non è mai stato contrattualizzato e il suo lavoro sempre inquadrato come “prestazione occasionale”.

Il leader radicale rifiuta di corrispondere qualsiasi compenso al suo ormai ex tesoriere e quest’ultimo gli fa vertenza. Al danno, si aggiunge la beffa: Quinto viene denunciato dai Radicali per appropriazione indebita di somme iscritte nel bilancio approvate in congresso. Un’accusa rispetto alla quale si è sempre dichiarato innocente.

Condannato a dieci mesi di reclusione con “non menzione”, nel suo libro l’ex tesoriere racconta di essere stato vittima di una campagna denigratoria negli ultimi anni di militanza, da parte dei principali dirigenti radicali. Le calunnie nei suoi confronti si sono moltiplicate dopo la sua rottura con il partito e durante la causa legale.

Gli ultimi dieci anni di vita di Danilo Quinto sono stati dunque particolarmente difficili, tra processi e lunghi anni di disoccupazione. Il conforto lo trova nella fede e nell’amore di Lydia con cui nel frattempo si è sposato e ha avuto un figlio, Pierfrancesco, di sette anni.

Nel suo libro – rifiutato da tre case editrici, prima di essere accettato da Fede e Cultura – Quinto descrive il grande inganno della cultura radicale, responsabile della disgregazione morale della civiltà italiana.

I suoi leader, Pannella e Bonino in particolare, hanno dimostrato una straordinaria capacità persuasiva e manipolativa, arrivando a permettere la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, proseguendo poi la loro propaganda sul fronte della depenalizzazione delle droghe “leggere”, del matrimonio omosessuale, della fecondazione assistita, dell’eutanasia.

Non va sottovalutata, secondo Quinto, l’abilità di Pannella nell’ergersi a “messia laico” e la sua pretestuosa tendenza ad attingere alle Sacre Scritture per dare forza e legittimazione alle sue idee. Dal canto suo, la Bonino è risultata particolarmente astuta nei suoi endorsement verso cause umanitarie di vari tipi, specie durante il suo mandato come commissario europeo (2004-2009).

Nel suo volume Danilo Quinto dedica intere pagine anche alla straordinaria capacità dei radicali di mettere in piedi mastodontiche campagne mediatiche e di gestire centinaia di milioni di euro grazie a quello stesso finanziamento pubblico che, a parole, Pannella e il suo partito hanno sempre dichiarato di voler contrastare.

Secondo Quinto, con la cultura radicale, per la pericolosità delle idee che veicola, non si può scendere a compromessi. L’autore prende quindi le distanze da quella parte del mondo cattolico che, in tutti questi anni, ha manifestato una certa “simpatia” o addirittura una larvata complicità nei confronti dei seguaci di Pannella.

L’idea di molti sacerdoti, vescovi, parlamentari e intellettuali cattolici che si possa condividere con i radicali alcune delle loro battaglie umanitarie, “dialogando” con l’avversario nella speranza di ammorbidirlo è, secondo Quinto, un’idea peregrina.

In particolare è assurdo, ad avviso dell’ex tesoriere, che ogni anno Radio Radicale continui a ricevere finanziamenti per milioni di euro grazie al voto determinante di deputati e senatori dalla dichiarata fede cattolica. “Pannella non è un interlocutore con cui trattare – spiega a Zenit, Danilo Quinto -. I cattolici, se hanno fede, devono preservarsi dal male”.

Il perdono verso i propri avversari – tanto più se un tempo amici – è un processo difficile e doloroso ma, come conferma l’ex tesoriere radicale, non c’è alternativa. “Come potrei non perdonare Pannella – dice Quinto a Zenit – se Cristo è venuto sulla terra per perdonare e salvare tutti noi?”.

“Varie volte ho incontrato Pannella in questi anni e nei suoi confronti ho sempre utilizzato un’unica arma: quella della preghiera. Ai processi mi recavo con il rosario in mano. Da sette anni il rosario mi accompagna nella mia vita quotidiana: non potrei dire il rosario, però, senza aver perdonato Pannella…”.

“La forza della fede – prosegue Quinto – è questo: so che la mia preghiera è poca cosa ma è una grande cosa al tempo stesso. La mia preghiera per Pannella è per la sua conversione e perché, alla sua età, inizi a riflettere su una dimensione per lui sconosciuta: quella della morte”.

(Fonte: http://www.zenit.org)

Personalmente ho conosciuto Danilo Quinto questa sera a cena e poi durante un suo intervento/testimonianza. Ho trovato in lui una persona cordiale e sincera, dalla fede semplice ma nello stesso tempo salda e decisa.

Si tratta di un uomo che davanti ad una vita di errore e militanza nel “partito del male” ha avuto il coraggio di ribellarsi cambiando vita e pagando le conseguenze inevitabili della scelta cristiana: se non ti comprometti con il male devi abbracciare la Croce di Cristo che ha vinto il male.

Danilo è una persona così equilibrata da saper sviluppare una lettura politica della nostra situazione italiana onesta ma nel contempo preoccupante, ma soprattutto denuncia la connivenza di alcuni cattolici (haimé anche all’interno del clero) con questi “sistemi di peccato”, termine coniato dal Beato Giovanni Paolo II.

Siamo davanti ad una situazione politica terrificante e preoccupante; per noi cristiani, dice lui, diviene necessario “far politica” perché è la “più alta forma di carità”, tutto questo rubando le parole a Papa Paolo VI.

Ringrazio molto Danilo per il tempo che mi ha dedicato e invito tutti i lettori di questo articolo nel leggere, documentarsi e promuovere l’opera di quest’uomo perché non solo merita ma sta combattendo da solo una battaglia e ha bisogno di tutto il sostegno dei veri cristiani (dico veri perché ci sono anche i cristiani della domenica… quelli che vengono a messa e basta e poi… risolvono tutto con un “boh” o si aggregano al gregge dei pecoroni. I cristiani che non vengono a messa non li considero tali… sono solo dei “battezzati”).

Habemus Papam… un libro profetico?

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Romanzo storico-teologico su un utopico papato modellato sulla figura di Francesco di Assisi, un libro di grande fascino e di grande letteratura che scalda il cuore del lettore e lo avvince dalla prima all’ultima pagina. Nell’ultimo conclave, ambientato idealmente nel giorno di Natale, a loro insaputa, i cardinali eleggono un semplice prete della diocesi di Genova che assume il nome di Francesco. Nel discorso Urbi et Orbi di fronte al mondo attonito e allo sconcerto ecclesiastico, in piazza San Pietro, Francesco I si spoglia di tutti i suoi averi, abolisce di fatto il Vaticano per restare semplicemente un uomo pellegrino sulle strade del mondo che indica la via del futuro: il ritorno alle sorgenti evangeliche e alle fonti dell”umanità”.

Non ho mai letto questo libro ma penso che l’autore da oggi venderà tantissime copie. Molto utopico pensare che un Papa possa abolire il Vaticano ma sicuramente speranzoso un Papa che possa portare la Chiesa ad una nuova vita fondata sulla sobrietà e su un modo differente di intendere ed esercitare il potere religioso.

Credo che per curiosità leggerò questo romanzo che, come dire, è “profetico”.